Castellacci L.A.M.I.C.A.Castellacci L.A.M.I.C.A.

Palla: nel protocollo si legge perfettamente che la quarantena va rispettata sotto controllo del medico sociale. I medici sociali non possono né vogliono, quello a cui si sta assistendo è un appropriazione indebita perché il medico sociale diventerebbe responsabile del comportamento di altri

Enrico Castellacci, Claudia Palla e Carlo Porcario: presidente e legali L.A.M.I.C.A. sono intervenuti a Radio Punto Nuovo per parlare del coronavirus e della ripresa dei campionati.

Questi i loro interventi riportati da FirstRadioWeb.Com:

Castellacci: “Ho ricevuto tantissime email da tantissimi medici della Serie B che minacciano le dimissioni. Non sciopereranno, ma si dimetteranno”

Enrico Castellacci, presidente L.A.M.I.C.A: “Quello che chiediamo è ciò che abbiamo sempre detto: protocolli rigidi, ma applicabili. Non esiste al mondo che si possano fare protocolli senza che si possano rispettare. Noi non abbiamo potuto proferire al tavolo in cui è stato deciso perché non siamo stati invitati, i protocolli vanno fatti in modo che possano essere applicabili, altrimenti non sono utili.

I protocolli non vanno fatti solo per la Serie A, ma anche per la Serie B e la Serie C. I giocatori sono professionisti e come tali hanno il diritto e dovere di allenarsi, anche in caso di non conclusione del campionato. Anche i giocatori di C vogliono allenarsi, bisogna fare protocolli mirati a seconda delle Leghe. Sembra che la tendenza sia quello di cominciare a giugno il campionato, ma mettendo paletti rigidi come un solo infettato e tutti in quarantena, si fermerebbe di nuovo.

I legali della L.A.M.I.C.A. Sostengono che nessuno vuole non assumersi le sue responsabilità, ma di certo non vogliono assumersi responsabilità che non aspettano a loro. Ho ricevuto tantissime email da tantissimi medici della Serie B che minacciano le dimissioni. Scioperare? Non si tratta di scioperare, polemizzare, ma ragionare con buon senso. E’ strano che non si sia capito che l’unico responsabile non può essere il medico sociale. E’ ovvio che poi, giocoforza, i medici si dimetteranno dal loro incarico, non sciopereranno. Ho mandato una lettera alla FIGC senza ricevere risposte, il punto chiave è il medico del calcio ed ancora oggi non ci danno possibilità di parlare”.

Palla: “C’è bisogno della condivisione del rischio e tener presente che si vuole evitare il contagio in un’epidemia in cui il rischio 0 non esiste”

Claudia Palla, consulente legale civilista L.A.M.I.C.A: “Nel protocollo si legge perfettamente che la quarantena va rispettata sotto controllo del medico sociale. I medici sociali non possono né vogliono, quello a cui si sta assistendo è un appropriazione indebita perché il medico sociale diventerebbe responsabile del comportamento di altri.

Dal punto di vista civile ci saranno tante richieste di copertura del danno e assicurazione. C’è bisogno della condivisione del rischio. Quello che si chiede è che sarà necessaria la partecipazione ai tavoli tecnici in modo da poter dire la loro. I soggetti completamente responsabili di ciò che accadrà, non sono nemmeno ascoltati: è paradossali. C’è da tener presente che si vuole evitare il contagio in un’epidemia in cui il rischio 0 non esiste, quindi ai limiti dell’impossibile ed impossibile da sottoscrivere”.

Porcario: “Il protocollo è giuridicamente incongruente rispetto al sistema”

Carlo Porcario D’Ambrosio, consulente legale penalista L.A.M.I.C.A: “Sembra di assistere ad una responsabilità del medico sociale a fatti pregiudizievoli dei calciatori. L’attività sportiva è complessa, intervengono tanti soggetti. Attribuire al medico sociale degli obblighi che sono destinati ad altri soggetti, è a mio avviso scorretta sul piano giuridico, senza neanche una forma normativa, ma soprattutto deontologica: le norme cautelari che vengono individuate sono destinate al datore di lavoro.

Credo che il protocollo sia giuridicamente incongruente rispetto al sistema, ciò che mi spaventa – augurandoci non accada mai nulla alle persone che lavorano nel settore – è che possa spuntare qualche applicazione ancorandosi al fatto che il medico è responsabile esclusivo. La materia è molto delicata, anche perché quest’emergenza sanitaria – e i dati sanitari ce lo confermano – è un’epidemia che non è ancora controllabile e ancora soggetto di tanti studi”.

 

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