Donati: non è sottovalutare la situazione, ma abbiamo già fatto 1 tampone, e 3 volte l’analisi del sangue, siamo controllati
A ‘Punto Nuovo Sport Show’, trasmissione in onda su Radio Punto Nuovo, sono intervenuti Luca Caldirola, difensore Benevento e Giulio Donati, difensore Lecce, per parlare della ripartenza dei campionati.
Questi i loro interventi riportati da FirstRadioWeb.Com:
Caldirola: “Paura di ripartire? Non ne ho. Dubito qualcuno abbia scritto a Spadafora”
Luca Caldirola, difensore Benevento: “Non solo nel calcio, ma nella vita generale, la Germania è più avanti. Anche con il Coronavirus, si sono attrezzati subito, noi abbiamo fatto fatica ed ha portato rallentamenti anche nel calcio. Sono molto avanti, perciò hanno ricominciato in tutta sicurezza. E’ una situazione un po’ particolare, in Germania qualche ente si è preso la responsabilità di cominciare, in Italia nessuno lo fa.
Bisogna andare avanti, se si dovesse stoppare ancora, diventerebbe ancora più problematica per quanto riguarda lo sport. Se si dovesse ricominciare, i vari medici o chi si occupa del rischio, lo farà con meticolosità. Ovviamente non c’è rischio 0, puoi contagiarti anche al bar, al ristorante. Benevento? La meritocrazia farà il suo corso, l’anno prossimo giocheremo in Serie A.
Le società per mandarci in ritiro ha da affrontare dei costi, siamo professionisti e non stiamo in giro tutto il giorno: campo e famiglia, non c’è rischio di contagio. Disponibilità sugli stipendi? In questo periodo di difficoltà uno sforzo va fatto, le società hanno delle perdite e penso si debba dare una mano. Le varie società troveranno un accordo con i giocatori. Paura? Personalmente non ne vedo. Dubito anche che qualcuno abbia scritto a Spadafora, ma rispetto le decisioni di chiunque. E’ la mia prima esperienza al Sud ed il calore della Campania è incredibile, spero di restare qui a lungo”.
Donati: “Paura di ripartire? Non ne ho, siamo professionisti e super controllati”
difensore Lecce: “Napoli? Nell’estate del 2016 ebbi contatti, ma non avevo la clausola al Magonza e quindi la società decise di non lasciarmi partire. In Germania hanno infrastrutture molto più all’avanguardia e la sanità si è fatta trovare pronta. La capacità organizzativa che hanno, gli ha permesso di agire più in fretta, ma in egual modo responsabilmente. Noi siamo ancora in una fase in cui non riusciamo a capire cosa fare.
L’idea di tutti noi, che abbiamo espresso ogni giorno, è quella di giocare. Vogliamo raggiungere la salvezza, ma pensiamo di avere tutte le carte in regola e giocarcela fino all’ultimo. Stavamo giocando molto bene, vogliamo competere e poi sarà il campo a decidere. Non credo che il contagio sia più alto nel calcio che nella vita normale. Anche al supermercato incontri persone che non sai come possono stare.
Il modello tedesco è l’unico percorribile, altrimenti ci fermiamo come ha fatto la Francia, non ci sono vie di mezzo. Se il sacrificio per ripartire è stare in quarantena, senza tornare a casa, andrebbe bene comunque. Non condivido questa poca trasparenza, siamo comunque soli nelle città in cui giochiamo e le famiglie nelle città di residenza. E’ uno spreco ed una cosa poco carina nei confronti di noi giocatori.
Disponibilità sugli stipendi? Abbiamo un rapporto stupendo con la società, abbiamo già trovato un accordo andando incontro alla società. Paura? Ognuno reagisce a modo suo, io non ne ho. Non è sottovalutare la situazione, ma abbiamo già fatto 1 tampone, e 3 volte l’analisi del sangue, siamo controllati. Avevo avuto la fortuna di stare già a Lecce, il mio obiettivo era quello di tornarci e sono felice di essere tornato quest’anno”.

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