Gismondo sul calcio: dal punto di vista virologico, se ci sono premesse e misure di sicurezza per aprire un teatro, fare concerti all’aperto, non capisco quale sia la differenza di uno stadio con persone sedute alle stesse distanze in un teatro all’aperto
A ‘Punto Nuovo Sport Show’, trasmissione in onda su Radio Punto Nuovo, sono intervenuti i virologi Maria Rita Gismondo e Giovanni Di Perri per parlare della riapertura degli stadi
Gismondo: “Perché considerare più pericoloso uno stadio anziché un teatro o un’arena dove si tiene un concerto?”
Maria Rita Gismondo, virologa: “Dal punto di vista virologico, se ci sono premesse e misure di sicurezza per aprire un teatro, fare concerti all’aperto, non capisco quale sia la differenza di uno stadio con persone sedute alle stesse distanze in un teatro all’aperto. Non stiamo parlando di un ebola o peste bubbonica, con i dati che abbiamo, fino ad oggi, con un contatto di meno di 15 minuti, la probabilità di contagio tende a 0.
Con i tempi di contatto dei calciatori, siamo in un’area di sicurezza totale. Pur condividendo quanto è stato deciso dal Ministro Franceschini, qualcosa mi ha suscitato qualche perplessità. Le persone all’interno del cinema, per due ore con aria condizionata, ad esempio. Il mio dilemma è: perché considerare, dal punto di vista del rischio infettivo, più pericoloso uno stadio anziché un teatro o un’arena dove si tiene un concerto?”.
Di Perri: “Il calcio può riprendere a porte chiuse, la scienza lo permette”
Giovanni Di Perri, virologo: “Sul calcio mi sono espresso molto volentieri per quello che può essere uno spettacolo a porte chiuse, con tutti gli attori sottoposti allo screening perché la scienza può aiutarci. In quel senso sono tranquillo, aprire al pubblico apre ad una variabile non più gestibile. Ricordiamoci che il 50% delle infezioni che abbiamo sono irriconoscibili, non c’è termometro che tenga.
A porte chiuse, con lo screening, si può ripartire. Al cinema non ci va più nessuno, avremo i risultati di tante folle e code nei prossimi giorni, anche se non lo auguro. Allo stadio non puoi controllare tutti, se si apre al pubblico la geografia diventa discriminante: farlo in Lombardia o in Sicilia è diverso. Mi accontenterei delle porte chiuse fino a fine stagione. La scienza dà risposte attendibili su se si ha contratto il virus o il virus è in corso, quindi lo screening potrà essere molto utile”.

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