Signore e signori, mettetevi comodi, ci siamo. La F1 è pronta per tornare in scena e, anche se sarà uno spettacolo diverso (senza pubblico e con un protocollo molto rigido da rispettare), ci sarà da divertirsi. Inutile negarlo, il Circus ci mancava perché la pandemia è stata ed è tuttora una criticità difficile da accettare. A Spielberg (Austria), un primo assaggio di normalità di una categoria rimasta ferma, di fatto, ai test di Barcellona (Spagna), dove si è soliti giocare a “poker”. Le squadre, infatti, tendono sempre a nascondere qualcosa per tenersi l’effetto sorpresa.
Dopo il “non GP d’Australia”, si parte davvero e la domanda delle “100 pistole” è la seguente: quali saranno i favoriti di questo Mondiale 2020? Una premessa è d’obbligo: sarà un campionato particolarissimo, tenendo conto di un calendario molto serrato, noto oggi solo per i primi otto appuntamenti (numero minimo per garantire la validità del percorso iridato). In questo contesto il fattore “affidabilità” peserà ancor di più come un macigno.
Attenzione però alla RB16. La grande soddisfazione di Adrian Newey, papà della monoposto, è quella di avere dopo 6 anni di era ibrida un fornitore di motori (Honda) che è stato completamente disponibile nel realizzare il set-up del propulsore in funzione del concetto aerodinamico: vettura molto rastremata al retrotreno, configurazione del telaio con radiatori avanzati per spostare in avanti il baricentro e caricare di più l’anteriore per far funzionare al massimo in termini di direzionalità e precisione di sterzo l’avantreno, sposando al meglio le caratteristiche di guida di Verstappen. La macchina di Milton Keynes, poi, potrebbe contare su un inizio di stagione favorevole, guardando ai precedenti: il doppio round austriaco e l’appuntamento di Budapest (Ungheria) sono delle chance che Max potrebbe sfruttare per lanciare il guanto di sfida a Lewis, ritenendo che la “creatura” di Newey possa adattarsi splendidamente ai layout citati.
E la Ferrari? La Rossa, per ammissione dei diretti interessati, è indietro. Non sembra pretattica quella di Mattia Binotto, ma atto di sincerità: “In Austria avremo la stessa configurazione della SF1000 dei test, in Ungheria lo sviluppo aerodinamico. Abbiamo dovuto apportare dei correttivi al progetto, per non prendere una direzione sbagliata“, le parole in sintesi del Team Principal del Cavallino Rampante. Dichiarazioni che, oggettivamente, non lasciano spazio alle interpretazioni ed evidenziano le difficoltà in cui si trova la scuderia di Maranello. A questo aspetto va aggiunto, inoltre, che dal 3 luglio parti importanti della macchina (telaio, sospensioni e trasmissione per fare alcune menzioni) saranno congelate e nello stesso tempo gli interventi aerodinamici e al motore saranno limitati. In sostanza, per chi si trova a inseguire sarà ancor più dura. A questo punto, verrebbe da dire che il monegasco Charles Leclerc e il tedesco Sebastian Vettel (all’ultimo anno in Ferrari) siano tagliati fuori da ogni discorso iridato, anche se si confida nelle grandi qualità e nella voglia di arrivare di Charles, ma non potrà di certo bastare…
Fonte: Giandomenico Tiseo per oasport.it
