Test rapidi: cosa sono e come funzionano

test rapidi
Credit: Governo do Estado de São Paulo

Le scuole ripartono, il vaccino è lontano, l’autunno alle porte. E con lui i suoi malanni stagionali. Un problema non da poco in vista di una possibile seconda ondata epidemica: raffreddore e influenza colpiscono ogni anno milioni di italiani, con sintomi fin troppo simili a quelli di Covid19, che quest’anno imporranno accertamenti veloci e puntuali per assicurarsi di circoscrivere i nuovi focolai con la massima efficacia e il minimo dei fastidi per chi soffre di una banale sindrome parainfluenzale. Anche se la nostra capacità di processare i tamponi è aumentata notevolmente negli ultimi mesi (attualmente siamo oltre i 100mila test al giorno) non è detto che si riveli sufficiente in caso di un rigurgito importante della pandemia. Anche per questo in Italia come all’estero si sente parlare sempre più spesso dei cosiddetti test rapidi. Dispositivi che impiegano minuti (e non ore o giorni come i tamponi usati fin qui) per fornire un responso, che potrebbero rivelarsi preziosi in contesti critici come scuole, aeroporti, uffici pubblici e posti di lavoro. Quanti e quali tipi ne esistono, e quali sono pro e contro di questi test?

Tamponi e test sierologici

Iniziamo partendo dalle tecnologie già in uso. I famosi tamponi, più propriamente detti test molecolari, sono analisi basate sull’identificazione del materiale genetico del virus nel nostro organismo. Di norma si inserisce un tampone in profondità all’interno della cavità nasale, e lo si invia a un laboratorio dove i frammenti di rna di Covid (se presenti) vengono amplificati utilizzando una tecnica chiamata Pcr fino a ottenerne una quantità sufficiente per riconoscere il patogeno. Viene considerato il golden standard per la diagnostica delle malattie infettive come Covid, perché ha scarse probabilità di errore (anche meno dell’1%), ma come tecnologia ha anche diversi limiti quando viene utilizzata, come avviene in questi mesi, su volumi molto consistenti di campioni.

Per iniziare l’efficacia, alta è vero, ma solo se il tampone viene eseguito correttamente, perché meno è accurato il campione di partenza, minori sono le chance che contenga quantità significative di residui del virus. Passando per la praticità (non tutti tollerano allo stesso modo un cotton fioc di 15 centimetri infilato nel naso), i tempi necessari per un responso, che vanno da poche ore a diversi giorni in caso di laboratori di analisi oberati da carichi di lavoro eccessivi. Per arrivare a questioni di sicurezza: somministrare il tampone è un gesto potenzialmente pericoloso per l’operatore sanitario che lo esegue, perché è obbligato a entrare in contatto con il paziente di cui non conosce lo status di salute. E sembra che non siano in molti a farlo volentieri.

Un’altra possibilità è quella di ricorrere ai test sierologici. Esami che cercano nel sangue gli anticorpi prodotti dall’organismo contro il coronavirus. Più rapidi ed economici (i tamponi costano allo servizio sanitario nazionale tra i 50 e i 90 euro, per una spesa totale che a oggi ha superato i 300 milioni di euro), ma anche molto diversi per caratteristiche e potenzialità: sono utilissimi per scoprire se una persona è entrata in contatto con Sars-Cov-2 negli ultimi mesi, ma non possono essere considerati particolarmente affidabili quando lo scopo è quello di identificare un paziente con infezione in atto.

Test molecolari rapidi

Il tampone non è l’unico modo in cui si può effettuare un test molecolare. Anche la saliva ovviamente contiene particelle virali, altrimenti non rappresenterebbe una via di trasmissione delle malattie respiratorie, ed è molto più facile da raccogliere e processare rispetto a un tampone nasofaringeo. Il limite in questo caso è l’affidabilità: di norma le analisi molecolari effettuate utilizzando la saliva raggiungono il 90% dell’efficacia di quelle coi tamponi. Dalla loro però hanno il prezzo (molto contenuto), tempi più rapidi, e una maggiore sicurezza: non richiedono infatti l’intervento di un operatore sanitario per raccogliere il campione, visto che basta sputare in un contenitore idoneo, imbustarlo e consegnarlo a chi di dovere.

Visti i pro, in molti sono al lavoro per migliorarne l’efficienza e rendere i test molecolare con la saliva un’alternativa realistica al tampone. Negli Stati Uniti, dove l’Fda ha deciso di allentare le regole per l’approvazione dei test diagnostici durante questa pandemia, un test realizzato nei laboratori di Yale ha ricevuto l’ok già lo scorso 15 agosto, ed è utilizzato dall’Nba per valutare periodicamente le condizioni di salute dei propri atleti. I costi sono irrisori rispetto alla procedura tradizionale (arrivano anche a poco più di un dollaro per campione), e l’efficacia sembra aver raggiunto ormai il 94% di quella dei tamponi. Simile il discorso anche per un altro test, basato sulla medesima metodologia, sviluppato dalla University of Illinois, Urbana-Champaign, e approvato con procedura di emergenza dall’Fda nelle scorse settimane. In entrambi i casi le analisi molecolari sono state modificate per richiedere meno tempo di quelle tradizionali, ma necessitano comunque di un laboratorio attrezzato per essere portate a termine, e quindi qualche ora di tempo tra il prelievo e il responso.

Test antigenici

Passando a una tecnologia completamente differente, i test antigenici non vanno a caccia del materiale genetico dei patogeni, ma delle proteine con cui gli anticorpi riconoscono la presenza dei virus. Gli anticorpi vengono fissati su un supporto (che può essere anche un pezzetto di cartone) e utilizzati come esche che catturano le proteine del virus legandosi agli antigeni, e quando li identificano danno il via a una reazione chimica che fornisce il responso, un po’ come avviene in un test di gravidanza: se il display cambia colore, il campione è positivo. I limiti in questo caso sono legati alla scarsa affidabilità diagnostica, che non raggiunge ancora quella dei test molecolari, e alla necessità di eseguire un tampone nasofaringeo, che impedisce l’utilizzo da parte di personale non specializzato. Ma sul versante dei pro troviamo la rapidità dei risultati, spesso disponibili nel giro di un quarto d’ora, e la possibilità di eseguire l’analisi dove serve, senza necessità di inviare i campioni in un laboratorio.

L’utilizzo di questi dispositivi (di cui ne esistono ormai parecchi sul mercato, indirizzati però per l’utilizzo in setting ospedaliero o da parte di operatori sanitari) permetterebbe quindi di testare in velocità un alto numero di persone direttamente dove serve, e di ripetere il test frequentemente, visti i costi estremamente contenuti. Non a caso, sono in molti a premere per un utilizzo dei test antigenici rapidi come screening in luoghi sensibili come scuole o aeroporti. Contando sulla possibilità di eseguirne molti, e di ripeterli a cadenze regolari, per superare i limiti diagnostici. Riservando i tamponi molecolari solamente per la conferma degli eventuali campioni positivi.

Anche nel caso dei test antigenici esiste (almeno in teoria) la possibilità di eseguirli su campioni di saliva, e non con tamponi nasofaringei. Al momento non sono ancora stati approvati test del genere, ma la ricerca procede spedita, e presto potrebbero rivelarsi un game changer nella lotta contro Covid. Con la dovuta precisione diagnostica e facilità di esecuzione, permetterebbero a chiunque di effettuare da se l’analisi, anche a casa propria. Compensando con la quantità le probabili lacune in termini di affidabilità.

Influenza

A rendere particolarmente appetibili i test rapidi in questa fase in cui ci prepariamo all’arrivo dell’autunno è il fatto che, a differenza dei drammatici mesi iniziali dell’epidemia, questa volta una seconda ondata coinciderebbe con l’arrivo dell’annuale epidemia di influenza. Con milioni di persone che presenteranno sintomatologie simil-influenzali nell’arco di pochi mesi, la necessità di effettuare una diagnosi differenziale per ogni caso sospetto potrebbe rivelarsi estremamente problematica. I pazienti andranno trattati come infezioni da Covid-19 fino all’arrivo di un responso diagnostico, e questo ovviamente rallenterà il lavoro negli ospedali, nelle scuole, nei posti di lavoro.

I test antigenici in questo senso potrebbero rappresentare un alleato prezioso per diminuire la necessità di tamponi molecolari, con un vantaggio aggiuntivo: la possibilità di includere in un unico kit (come già in fase di realizzazione) sia il test per Covid che quello per l’influenza. Così da effettuare la diagnosi differenziale con un unico dispositivo. Non a caso, 10 esperti italiani, tra cui l’ex presidente dell’Aifa Stefano Vella, hanno firmato giusto la scorsa settimana un appello per chiedere di puntare sui test rapidi (molecolari o antigenici che siano) come sistema pratico ed economico per “convivere con SARS-Cov2 durante la riapertura di scuole e Università ed essere preparati all’arrivo dell’epidemia d’influenza”.

via Wired.it

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