Per un italiano su due il Covid ha un impatto sulla salute mentale

Secondo l’indagine AXA Mental Health in Europe i più colpiti sono i giovani fino ai 34 anni e le donne. Ma è interessante notare che il tabù di chiedere aiuto a un professionista, almeno sulla carta, sembrerebbe superato: l’81% degli intervistati afferma infatti di accettarlo

(Foto: Getty Images)

Quasi un italiano su due accusa il contraccolpo psicologico dovuto alla pandemia da Covid-19. A ribadirlo è un’indagine condotta da AXA Europa in setti paesi del vecchio continente. Secondo i risultati diffusi dal gruppo assicurativo, il 43% degli italiani ammette che il proprio benessere mentale è stato messo in crisi dal coronavirus. I più colpiti sono i più giovani e le donne.

La ricerca Mental Health in Europe fa il punto sulle conseguenze (meno visibili ma più profonde) che i difficili mesi del 2020 stanno lasciando sugli europei. “Con la pandemia è aumentato il bisogno di protezione e la salute è diventata prioritaria per ciascuno di noi, ma questa indagine ci dice anche che c’è un’evoluzione del concetto stesso di salute, sempre più associato a uno stato di benessere psicologico, e che in particolare in Italia una persona su due avverte un impatto diretto del Covid sulla propria salute psicofisica”, ha dichiarato Patrick Cohen, Ceo del gruppo assicurativo AXA Italia. “Vogliamo passare da ‘pagatore di sinistri a partner’; e offrire un ‘servizio immediato’ a valore aggiunto, facendo leva sulla tecnologia: per questo siamo stati molto veloci anche nel disegnare nuovi servizi che rispondano alle nuove esigenze nate dopo la pandemia, come per esempio il videoconsulto psicologico, all’interno della nostra offerta”.

Peggio degli italiani si sentono gli spagnoli (il 53% lamenta un impatto psicologico), mentre i più duri, se così si può dire, sembrano i tedeschi, visto che in Germania la percentuale si ferma al 28. La fotografia del nostro paese evidenzia che i più a rischio sono le donne e i giovani fino ai 34 anni, mentre gli anziani (i più colpiti a livello sanitario) sembrano essere quelli che meno hanno patito nella gestione psicologica della pandemia. Tra i risultati messi in luce dalla ricerca, è interessante notare che il tabù di chiedere aiuto a un professionista, almeno sulla carta, sembrerebbe superato, visto che l’81% degli intervistati afferma di accettarlo (contro il 70 degli europei) e il 65 si dichiara disponibile a pagare per avere un supporto.

Insomma, la salute mentale sembra essere diventata un ambito di cui non ci si dovrebbe vergognare a parlare. Anche se proprio la pandemia ha reso difficile, in molti paesi, ricevere il giusto supporto. Secondo quanto rivelato dall’Organizzazione mondiale della sanità il 6 ottobre e riportato su The Lancet, tra i 130 paesi analizzati la maggior parte registra un calo dei servizi di sostegno psicologico dovuto alla mancanza di personale e risorse, dirottati sull’emergenza coronavirus. Proprio su The Lancet, a luglio, è apparso un appello degli specialisti a sfruttare la pandemia come un’occasione per migliorare il sistema della salute mentale, rendendo accessibile a tutti il supporto e sfruttando alcuni strumenti che si sono imposti in questi mesi, pur riconoscendone i limiti.

Durante la prima fase della pandemia sono stati, infatti, attivati numerosi servizi di aiuto psicologico a distanza (a partire dal numero verde del ministero della Salute 800.833.833, ora non più in funzione) sia per gli operatori sanitari sia per i cittadini, soprattutto a livello locale. E ad aprile l’Oms ha pubblicato una piccola guida per la gestione dello stress, mentre numerosi esperti hanno consigliato come gestire l’ansia. Ma anche adesso, mentre tornano a crescere i contagi, la salute mentale non dovrebbe passare in secondo piano, come emerge dai dati raccolti da AXA.

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