Le soluzioni high tech aiutano a promuovere il benessere facendo condividere esperienze e monitorando lo stress: nel quinto Wired Trends si è parlato di neuroni Gps, di salubrità dell’aria, di giardini zen virtuali, di potenzialità del gaming e del desiderio sempre più forte di sentirsi bene
Nel mondo il 92% delle persone dichiara che essere in salute e sentirsi fisicamente bene è la fonte primaria di felicità. E gli italiani, in particolare, dichiarano per il 90% di fare attivamente qualcosa per mantenersi in forma: i due terzi attraverso un’alimentazione sana ed equilibrata, la metà con attività fisica o movimento e il 40% tramite la prevenzione. Inoltre si è disposti anche a spendere di più, pur di promuovere la propria salute.
Sono queste le rilevazioni e le statistiche che hanno fatto da introduzione e apertura – per voce della Healthcare custom leader di Ipsos Stefania Fregosi – al quinto degli appuntamenti con i Trends 2021, la rassegna organizzata da Wired Italia in collaborazione con Ipsos per esplorare le tendenze in corso e quelle che si stanno delineando per l’anno ormai alle porte. Una ricca agenda fatta di 6 appuntamenti con decine di ospiti italiani e internazionali, in concomitanza con l’uscita del numero invernale del bookazine di Wired. E dopo i primi quattro appuntamenti dedicati a trasformazione digitale, sostenibilità, finanza, e lavoro, è stata l’occasione per parlare di un tema a cavallo tra salute, benessere, tecnologia ed economia: il wellbeing.
“In un periodo di piena pandemia, quando la situazione sembra essere fuori controllo, il bisogno di mantenere il proprio benessere diventa così forte da decretare le nostre scelte e i nostri acquisti“, ha spiegato Fregosi. In questo contesto il medico sembra rimanere la figura di riferimento, con il 79% degli italiani che dichiarano di ascoltarne i consigli, anche se poi le persone vogliono avere un ruolo attivo nelle scelte che riguardano la promozione e il mantenimento della propria salute. “È un trend che riguarda tutte le generazioni, tranne i giovanissimi”, ha aggiunto Fregosi, indicando anche una nuova consapevolezza. “Oggi le soluzioni high tech possono aiutare nella promozione del benessere. In questo senso svolgono un ruolo importante le app che monitorano l’attività fisica, la dieta, i ritmi del sonno, l’ansia e lo stress”. E lo dimostrano i numeri, perché esistono già oltre 10mila app al mondo che aiutano a mantenere il benessere, fisico e mentale.
“Esiste un protocollo di auto-aiuto per fronteggiare i disagi psicologici del lockdown, a partire dall’ansia che si è diffusa tra le persone per il timore di contrarre il virus”, ha proseguito dal palco di Trends 2021 Giuseppe Riva, professore all’università Cattolica del Sacro Cuore. E se da un lato l’isolamento sociale sta facendo perdere il senso di comunità, perché siamo privati delle frequentazioni scolastiche, lavorative e degli amici, dall’altro si stanno sperimentando nuove possibilità abilitate dalla tecnologia “Sono stati rilevati benefici significativi attraverso un’esperienza in realtà virtuale che porta all’interno di un giardino zen dove provare rilassamento e benessere”, ha raccontato Riva.
Il mix di scienza e nuovi gadget al servizio del benessere parte da una semplice considerazione: ridurre il livello di stress è fondamentale, soprattutto se la naturale reazione dell’organismo a situazioni di difficoltà si protrae per lungo tempo. “Lo stress va bene ed è utile, ma deve entrare in gioco per brevi periodi“, ha aggiunto Riva. “Provare rilassamento, e di conseguenza benessere, diventa necessario soprattutto per i soggetti più sensibili. L’esperienza della realtà virtuale spezza la monotonia dei giorni sempre uguali trascorsi tra le mura domestiche”.
Il fondamento della nostra esigenza di ritornare al lavoro o a scuola sappiamo essere riconducibile ai cosiddetti neuroni Gps, da cui deriva la funzione cerebrale di orientamento. I neuroni Gps contribuiscono a costruire la nostra memoria autobiografica, che per consolidarsi necessita dell’associazione con un ambiente esperienziale, di cui ora siamo stati privati con il lockdown. “Lo smartworking e la didattica a distanza non attivano i neuroni Gps, quindi le nostre attività domestiche risultano spesso vuote”, ha chiarito Riva. “Un’attività digitale di gaming condiviso, specialmente tra i giovani, pone rimedio a questo deficit esperienziale, pur in assenza di un ambiente comune nel mondo fisico. Ciò che crea comunità è la condivisione di intenti, il linguaggio caratteristico, lo scopo comune. Questa forma di aggregazione remota crea benessere perché riproduce esattamente queste dinamiche”, ha concluso. E lo stesso, se ci si pensa, può accadere anche con una videoconferenza rielaborata in modo opportuno.
Benessere e tecnologia si intrecciano anche nelle nostre case e nei luoghi di lavoro. Per esempio, attraverso i dispositivi wearable, che possono essere usati sia come supporto e aiuto all’attività lavorativa (basta pensare agli esoscheletri) sia per monitorare i lavoratori e il loro stato di benessere. “Il motivo per cui le aziende utilizzano i wearable sui dipendenti è che sono convinte di poter migliorare il contesto lavorativo e le performance“, ha precisato Kateryna Maltseva, postdoctoral fellow della BI Norwegian business school. “Un dispositivo indossabile offre importanti stimoli e aiuti: gli smart glass, per esempio, possono ridurre drasticamente i rischi sul lavoro, notificando se il lavoratore non sta prestando sufficiente attenzione. Oppure, il monitoraggio sanitario può consentire di suggerire quando è il momento di fare una pausa“. Ma i casi d’uso sono infiniti: per esempio, un manager può ottenere, combinando tutti i dati, una visione più olistica di quello che sta accadendo in azienda, ricavando importanti informazioni strategiche.
I wearable sollevano però questioni etiche. “L’aspetto principale è garantire la privacy dei dipendenti, a cui si aggiunge il tema della quantificazione delle performance e del monitoraggio continuo“, ha aggiunto Maltseva. Se da un lato questo è da stimolo per il lavoratore, infatti, dall’altro induce a tenere comportamenti che massimizzino gli indicatori di performance stessi, trascurando nell’attività professionale tutti quegli aspetti che un wearable non può misurare, come la creatività. “E non va scordato che i dispositivi indossabili hanno abbassato la soglia che separa ciò che è personale sa ciò che è professionale. Le ore di sonno o la quantità di attività fisica sono sempre state considerate qualcosa di privato, mentre ora il dominio professionale sta colonizzando anche questi aspetti delle nostre vite”, ha chiosato.
In tutti gli ambienti chiusi, poi, si sente forte l’esigenza di avere aria il più possibile pulita da respirare. E se n’è parlato con Mina Bustreo, marketing & sales manager di Jonix: “7 anni fa, quando l’azienda è nata, si era già consapevoli dell’importanza della salubrità di ciò che respiriamo, ma la qualità dell’aria indoor era un’esigenza agli albori. Ora, invece, è cresciuta in maniera esponenziale, anche come conseguenza del periodo pandemico, in cui ce ne siamo davvero resi conto in termini tangibili“. Jonix nasce proprio per trovare soluzioni legate alla qualità dell’aria lavorando sulla tecnologia non thermal plasma (Ntp), detta anche a plasma freddo e che rappresenta una forma evoluta di ionizzazione, efficace nel decomporre le sostanze inquinanti.
Ma il benessere deriva anche da quello che mangiamo, e dalla salubrità dei sistemi di coltivazione. “Un fronte su cui si sta investendo riguarda le coltivazioni fuori terra“, ha aggiunto Bustreo. “Entro il 2050 non ci sarà più suolo sufficiente per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione mondiale, e il trend del fuori terra significa spostarsi verso la verticalità delle coltivazioni”. Ci sono infatti progetti di ricerca, anche nella stessa Jonix, volti a migliorare le coltivazioni e fornire aria sanitizzata per ridurre parassiti e patologie aerotrasportate, e pure per abbattere il fabbisogno d’acqua fino al 90%. “Sono già stati fatti test e raccolti dati per quantificare la diminuzione dell’uso di fertilizzanti”, ha concluso.
Durante l’evento di Trends 2021 si è infine chiuso il cerchio, tornando a parlare della forma più generale di wellbeing, la felicità. “Il prodotto interno lordo, la sola componente economica, non basta più”, ha esordito Luciano Canova, economista della Scuola Enrico Mattei. “Certamente continua a essere una componente rilevante, ma pesa molto anche il cosiddetto capitale sociale, quell’insieme di valutazioni e di comportamenti attuati nelle relazioni con le altre persone”. Comportamenti che, parafrasando le parole di Canova, possono essere anche parzialmente condizionati secondo il cosiddetto criterio del paternalismo libertario. Vale a dire, una libertà di scelta che si concretizza solo esercitando attivamente un’azione, mentre nel caso non si prenda una decisione si viene indirizzati verso un comportamento già preconfezionato, nella convinzione che rappresenti la miglior scelta per il bene del cittadino.
Un principio che si applica tanto alle campagne e alla discussioni sugli obblighi relativi ai vaccini quanto alle decisioni degli stati su come implementare le restrizioni dei lockdown per contenere i contagi di Covid-19. “Il valore del capitale sociale si basa sulla fiducia“, ha aggiunto Canova. “La fiducia è veramente un valore, perché dove c’è fiducia reciproca c’è meno bisogno di regole stringenti e costrizioni. La sensazione di benessere psicofisico cresce con quei valori che si consolidano nel lungo periodo, come l’avere da mangiare e il poter riposare bene, l’avere buoni rapporti in famiglia e un lavoro. Le gioie per i cosiddetti momenti belli pesano di meno, e sono di breve durata”, ha concluso.

Nel quinto appuntamento con Trends 2021 sono stati affrontati molti altri temi: dal concetto di spinta gentile per indurre certi comportamenti alle frontiere delle cyber terapie, dal modello di impresa benefit al modo in cui sta evolvendo negli ultimi mesi il rapporto tra medici e pazienti. Temi come questi, che saranno sempre più importanti nei mesi a venire e nel corso del prossimo anno, saranno raccontati e discussi anche nell’evento conclusivo di Trends 2021, dedicato al mondo dei media e trasmesso come sempre in diretta su Wired.it e sui canali LinkedIn, YouTube e Facebook di Wired Italia.
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Wired Trends 2021, il progetto di Wired Italia in collaborazione con Ipsos, è reso possibile anche grazie al supporto di alcuni partner: BlackRock, Edison, Generali Italia, Jonix, Open Fiber, Sky Italia.
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