L’incontro tra i primi ministri Conte e Modi prelude a nuovi patti di business, mentre New Delhi vuole affermarsi come la potenza asiatica alternativa alla Cina

Dei turisti indossano la mascherina protettiva di fronte al monumento del Taj Mahal, in India. (Foto di Pawan Sharma / AFP) (Photo by PAWAN SHARMA/AFP via Getty Images)

L’incontro virtuale è passato per lo più inosservato, quello che s’è tenuto una decina di giorni fa tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il primo ministro indiano, Narendra Modi. Eppure, mentre gli equilibri mondiali si apprestano a venire nuovamente ridefiniti dal risultato delle recenti elezioni americane e dalla corsa ai vaccini contro il Covid-19, se c’è una potenza mondiale della quale l’Italia sentirà parlare spesso è proprio l’India. E la chiave per accedervi è decisamente digitale.

Intese e nuovi orizzonti

Ecco perché una serie di intese raggiunte tra le due nazioni sono ora particolarmente interessanti, come spiega l’ambasciatore italiano in India, Vincenzo De Luca. “È stato un incontro molto denso e articolato, in occasione del quale sono state siglate 15 intese strategiche in più settori. Si tratta di un risultato importante che mette le basi per una rafforzata cooperazione bilaterale basata su progetti concreti”, premette: “Oltre al campo economico, abbiamo avviato iniziative importanti nel campo della ricerca scientifica, della tutela del patrimonio culturale, della cooperazione nel settore della ricerca industriale. Tali nuovi accordi, insieme al Piano d’azione 2020-2025 adottato in occasione del summit, offrono una cornice per un ulteriore sviluppo delle collaborazioni tra i due governi sul piano politico, economico, culturale e scientifico”.

L’ambasciatore De Luca concorda sul fatto che l’India, con la sua prorompente forza demografica ed il suo mercato interno in rapida espansione, sia destinata ad assumere un ruolo da protagonista nell’economia mondiale post-pandemia, posizionandosi a livello globale sia quale meta di export e investimenti, sia come base per la ri-esportazione nei Paesi limitrofi. “Il programma Make in India promosso dal governo ha proprio questo obiettivo e offre la possibilità alle nostre aziende di guardare al Paese come hub manifatturiero per l’esportazione verso il Sud Est Asiatico e l’Asia più in generale. In tale contesto, sono numerose le opportunità che vanno colte, in particolare nel settore della green economy, del food processing, del farmaceutico, infrastrutture ed ecommerce”, dice De Luca.

Parola alle aziende

Parlando tecnologia, di scambi tecnologici e di ecommerce, è digitale lo strumento chiave per lo sviluppo delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, precisa l’ambasciatore, ricordando che rapporti economici tra Italia e India sono oggi positivi, e a fronte di un interscambio commerciale che nel 2019 ha raggiunto i 9 miliardi di euro: “Gli strumenti digitali che abbiamo lanciato con i nostri partner indiani sono indispensabili per rafforzare le relazioni economiche tra Italia e India. La piattaforma digitale sviluppata con Ice e Investindia, a seguito dell’accordo siglato in occasione del vertice tra Modi e Conte dello scorso 6 novembre, in particolare, faciliterà l’accesso per le nostre aziende al mercato indiano attraverso match making, missioni virtuali, business forum”.

A fronte di rapporti ormai storici, da parte di numerose eccellenze italiane, oggi si assiste a una nuova spinta, da parte delle aziende stesse, e questo potrebbe fare la differenza, per il prossimo futuro. “Esistono ampi margini per poter ulteriormente sprigionare il nostro potenziale e l’obiettivo dell’High level dialogue ospitato pochi giorni prima del vertice è stato proprio quello di avvicinare le comunità economiche dei due paesi e favorire possibilità di cooperazione in vari settori strategici – spiega De Luca -. Per ulteriormente rafforzare i nostri rapporti economici, abbiamo definito con i nostri partner indiani un piano di azione che ci vedrà impegnati nei prossimi cinque anni nei settori della green economy, dell’agrifood, delle infrastrutture, del digitale e del lifestyle”.

Opportunità digitali

Proprio pochi giorni prima dell’incontro tra i premier, amministratori delegati e rappresentanti delle più importanti realtà italiane e indiane si sono incontrati virtualmente nel corso dell’High level dialogue on Italy-India economic relations, promosso dall’Associazione India-Italia per la cooperazione fra i due Paesi (Aiicp), in collaborazione con la Confindustria italiana e la sua controparte indiana, Confederation of indian industry.

E anche secondo Aiicp è fondamentale, oggi più che mai, che la relazione tra le due nazioni guardi alle nuove tecnologie. “Tutto quello che è industria 4.0, in India, è certamente da tenere d’occhio – prosegue Armellini -. La pandemia ha cambiato il nostro modo di rapportarci con gli altri, anche dal punto di vista commerciale, e in futuro sarà fondamentale proseguire su questa strada: tecnologie d’eccellenza italiane e indiane possono confluire a fronte di interessi comuni, in modo proficuo, ma bisogna anche riconoscere che, per quanto riguarda diversi fronti, l’India è molto avanti a noi”.

Volendo evidenziare questo gap, secondo Armelli, basta pensare all’e-commerce in Italia e in India, in questo momento: “Nei decreti ristoro ancora si parla di incentivi e rimborsi per chi paga con la carta di credito, e per incentivare l’e-commerce” premette. “In questo, abbiamo molto da imparare dall’India, che è un mercato in forte espansione. È importante che le nostre aziende trovino più sbocchi di quanto sia avvenuto fino ad oggi. Chi ha deciso di andarci e superare le difficoltà ha poi ottenuto risultati e assistito ad una crescita che ha certamente ricompensato le fatiche iniziali”.

Concorda Ugo Tramballi, senior advisor dell’India Desk per l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), secondo il quale la fase di difficoltà delle relazioni tra India e Italia, generatasi dalla questione marò, è ormai stata definitivamente archiviata. L’ultimo incontro tra Modi e Conte rientra in questo nuovo corso positivo e, corollario all’intensificarsi dei rapporti economici tra Unione europea e India. Ma nonostante le premesse, e se è vero che questo è il secolo dell’Asia, non è detto che l’Italia colga per tempo le opportunità: “Il rischio è che, nonostante questo vertice di Conti con Modi, agli intenti non seguano le azioni da parte delle imprese italiane, perché è ancora difficile da parte di molte realtà imprenditoriali italiane capire che l’India non è la Cina, che non è tanto la terra pittoresca dello yoga e del sitar, ma una potenza economica ormai imprescindibile”.

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