A livello globale, vincente la proposta inglese di Lava Aqua X. In Italia era prevalso il team che ha puntato sul digitale per migliorare l’esperienza la food experience in ambito accademico

Nel 2020, il workshop globale che rappresenta l’ultimo step del contest dedicato all’innovazione di ambito universitario Red Bull Basement è andato in scena virtualmente, dando comunque l’occasione ai partecipanti di perfezionare le proprie idee e confrontarsi con mentori di eccezione. Dal 10 al 13 dicembre i finalisti dei singoli paesi hanno preso parte a workshop e sessioni di approfondimento e hanno infine assistito al trionfo della coppia di universitari inglesi Paramveer e Joanna della Brunel University di Londra: con Lava Aqua X la coppia di innovatori si è imposta sulla concorrenza con la proposta di una lavatrice portatile che lava i capi con un approccio decisamente sostenibile e che puntava sul fattore riuso della materia prima, l’acqua. Questa preziosa risorsa scorre a fiumi anche nelle università e nei college, in particolare laddove gli studenti vivono lontano da casa, nei campus. Recuperarla con un serbatoio sul piatto doccia, filtrarla e utilizzarla per lavare i vestiti è stata l’idea del duo britannico, pensando ai costi e ai tempi richiesti dalle normali lavanderie a gettoni e puntando quindi su una soluzione che può stare negli alloggi.
Al workshop globale hanno partecipato anche Rosa Jeanne Padelletti e Lorenzo Sironi (foto in alto, ndr): grazie all’idea “Foodlocker” avevano vinto la selezione italiana del concorso che mira a cambiare le dinamiche delle comunità studentesche valorizzando idee e soluzioni che arrivano direttamente dagli studenti innovatori, realizzabili in una logica “fai da te”. Un fase di sviluppo con il supporto di tutor era però prevista dalla roadmap dell’iniziativa, dal 2 al 9 dicembre scorso.
Padelletti e Sironi avevano puntato l’attenzione su uno dei momenti più tipici della vita accademica, soprattutto quella di chi spende giornate intere in facoltà e si serve del bar/mensa interno: la pausa pranzo. Per risolvere alcuni problemi tipici (lunghe file, mancanza di scelta ecc) hanno puntato sull’approccio digitale, ideando un’app che consente a ogni studente di consultare un menù, prenotare in anticipo il pasto, fissare l’orario del pranzo. La differenza è che il pasto, dopo la prenotazione, viene recuperato presso un armadietto che viene sbloccato dal badge universitario.
Un’idea, quella di Padeletti e Sironi, iscritti rispettivamente alla Cattolica di Milano e alla Naba, che coglie anche un po’ lo spirito del tempo: file e attese sono sempre meno gradite e funzionali (soprattutto in tempo di pandemia) e anche nelle piccole attività quotidiane l’approccio digital, inteso come possibilità di agire e scegliere prescindendo dalla presenza fisica, si sta imponendo sempre più.
Niente successo globale per la coppia italiana, ma la soddisfazione di aver prevalso comunque nella selezione nazionale che ha visto ben 73 progetti prendere parte alla corsa di Red Bull Basement. Dopo una prima scrematura di preferenze grazie alla votazione social, i progetti erano stati poi valutati da tre giudici del mondo dell’innovazione, come Tommaso Maschera, Venture associate di PnP Italy; Dario Grieco, founder di Different Group; Timothy O’Connell, HFarm Senior partner, Head of Global business & Open innovation.
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