
Dire di sì per liberarsi dalle frustrazioni di una vita monotona. Questa è una filosofia che l’America ha sposato quando ancora non era di moda. Ce lo ha dimostrato nel 2008 con il film Yes Man con Jim Carrey. Ma anche 8 anni dopo, quando una produttrice affermata come Shonda Rhimes ha scritto un libro, L’anno del sì. Nel quale ha spiegato come le energie negative e le crisi di panico siano sparite appena ha cominciato a essere propositiva e a rispondere in modo affermativo a qualsiasi cosa le capitasse sotto tiro.
Il principio è lo stesso di Yes Day, il nuovo film di Miguel Arteta. Arriverà su Netflix il 12 marzo e che vedrà Jennifer Garner nei panni di una mamma pesantona. Per 24 ore, accetterà di dire di sì a tutte le richieste che le arriveranno dai suoi figli.
Allison, così si chiama il suo personaggio, e Carlos, interpretato da Édgar Ramírez. Sono infatti un po’ stanchi di fare sempre la parte degli obiettori e di dire no a qualsiasi cosa. Ed è per questo che decidono di concedere ai bambini «il giorno del sì» che permetterà ai piccoli di dettare le regole senza che i genitori possano in nessun modo svincolarsi. La cosa, naturalmente, avrà delle conseguenze inaspettate e porterà la famiglia a vivere un’avventura a Los Angeles capace di rimettere insieme i cocci lasciati indietro da troppi anni di negazioni e frustrazioni.
La trama, briosa ma un po’ scontatella, è tratta dal libro di Amy Krouse Rosenthal e permette a Jennifer Garner di tornare alla commedia brillante dopo un film, Peppermint – L’angelo della vendetta, che l’ha vista gareggiare ai Razzie Awards del 2018 come peggior attrice protagonista – la statuetta, per la cronaca, è andata a Melissa McCarthy per Pupazzi senza gloria –. In un momento in cui il settore cinematografico continua a pagare le conseguenze della pandemia, un film che ci raccomanda di essere positivi e affermativi è, forse, il toccasana di cui abbiamo bisogno, indipendentemente che sia un capolavoro o meno.
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