In Italia si sente sempre più spesso parlare di parità di genere. Un argomento scottante nel Belpaese, dal momento che – parlandosene – vuol dire che c’è ancora qualcosa da raggiungere. E i dati lo comprovano, a maggior ragione quelli post Covid-19. In una società sempre più gender-sensibile, in Italia persiste una sorta di patriarcato di fondo difficile da sradicare. Lo certificano al meglio i dati provenienti dal mondo del lavoro, vero campo di battaglia per quella che è una tematica che va al di là delle ideologie.

I dati più recenti sono quelli relativi al Gender Policies Report 2022. A fronte di una occupazione in crescita – con cali di inoccupazione e disoccupazione per il gentil sesso – non ha corrisposto però un calo nel divario di genere: ad oggi i tassi di occupazione, tra uomini e donne, sono separati da un abisso: il 69,5% degli uomini lavora, le donne sono poco più del 50% sul totale. Il gap è di 18 punti percentuali. Sul fronte disoccupazione – manco a dirlo – le donne conducono la classifica col 9,2% del totale, a fronte del 6,8% degli uomini. Il divario si allarga se si considera il mondo giovanile. La sfera della non partecipazione “premia” tristemente ancora le donne: oltre il 40% di esse risultano inattive.

Una situazione chiara, anche rapportata ai dati del 2021: i tassi di occupazione, ieri come oggi, crescono più per gli uomini che per le donne, così come la disoccupazione cala maggiormente per il sesso femminile.

È l’oggettività di una situazione resa ancora più spinosa da politiche non di certo a favore del gentil sesso. Un dato, questo, comune a tutte le regioni d’Italia con una unica eccezione: è quella della Puglia, unica regione che si differenzia dalla media nazionale. La Regione, prima nel Mezzogiorno sul fronte dell’innovazione, ha una percentuale sempre più alta di donne a capo di realtà aziendali solide e strutturate: il 23,16% del totale, contro il 22,18% della media nazionale. Il resto, invece, lascia ancora a desiderare.

Va peggio se si parla di donne sposate e con figli. In questo caso il divario non è solo di genere, ma anche di provenienza e riapre il sempreverde dibattito sul gap Nord-Sud Italia. Il “peso” della maternità è tale in Italia da far risultare il Paese tra i peggiori in Unione Europea. Nel 2021 le donne con un figlio a carico risultavano impegnate solo nel 53,9% del totale, con forti crolli nel Mezzogiorno d’Italia (35,3%). Dati che lasciano aperte riflessioni e discussioni. Occorrerà agire in maniera netta perché al momento appianare il gender gap appare affare assai complesso, in Italia.

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