Se parliamo di rete fissa, Bucarest è premiata dalle classifiche internazionali, per una curiosa storia di imprenditoria corsara e regole basse. Ma sul mobile arranca

(Photo credit should read YANN SCHREIBER/AFP/Getty Images)

Velocissima, poco al di sotto di realtà blasonate e ultra-tech come Singapore e Hong Kong. Internet in Romania viaggia forte sul fisso. Deregulation, moltissimi operatori presenti, ma anche una storia estremamente peculiare sono gli ingrendienti della ricetta di Bucarest.  L’Italia, per capirci, è al cinquantunesimo posto di questa classifica, il Regno Unito al 48mo, la Germania in ventinovesima piazza, poco sotto l’Olanda (26ma).

La Romania, invece, e in maniera del tutto inaspettata, a settembre si è confermata il terzo paese al mondo per velocità di connessione da rete fissa, con una media di 193,47 Mbps. Un podio ancora più entusiasmante se si pensa che il paese figura al 45esimo posto (fonte: Banca Mondiale, 2019) nella classifica globale del prodotto interno lordo pro capite a parità di potere d’acquisto.

Nel Belpaese si viaggia (in media) a 72,52 Mbps,  meno della metà. I dati sono di Ookla (qui la classifica completa) società  americana che pubblica un noto speed test, tramite cui monitora lo stato della rete collaborando con  governi, enti e fondazioni.

Il metodo di misurazione

Le classifiche, lo sanno bene gli statistici, sono sempre opinabili. Innanzitutto, quindi, vale la pena di fare una premessa metodologica. La misurazione della “velocità” di internet può essere effettuata in vari modi. Nel caso di Ookla si tratta di consumer-initiated test, test avviati cioè dall’utente dalla posizione in cui si trova (da casa, ma anche da uffici, bar, aeroporti, ristoranti) quando decide di verificare lo stato della connessione.

Ookla dichiara che, ogni giorno, gli utenti effettuano circa dieci milioni di prove usando il suo tool. Questa metodologia, che potremmo definire “diffusa”,  avrebbe, secondo l’azienda,  il pregio di rispecchiare meglio l’attività reale, eliminando la distorsione introdotta realizzando i test in laboratorio, ambienti in cui la connessione potrebbe essere per natura molto veloce.

Estremamente semplici le dimensioni prese in considerazione: velocità di download, di upload e tempo di latenza. Sono i dati aggregati di milioni di test effettuati  a livello mondiale a ogni ora del giorno e della notte a consentire alla società di costruire un indice globale, oltre a una serie di report organizzati su criteri  più specifici come paese, regione, città e operatore.

Il segreto della Romania

Per capire come mai in Romania internet da rete fissa sia così veloce (non altrettanto può dirsi della rete mobile) bisogna conoscere la storia della rete nel paese. Secondo la ricostruzione dell’Itu (International telecommunication union, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di telecomunicazioni), tutto cominciò nei primi anni Duemila, quando una schiera di imprenditori d’assalto, intuendo la domanda di connessioni rapide, prese a fornire nelle principali città un servizio di “connessioni di quartiere”.

Il gestore Romtelecom, monopolista fino al gennaio 2003, non aveva ancora lanciato un proprio un servizio Dsl. I privati, quindi, connettevano diversi isolati con una rete locale ultrarapida che permetteva alle persone di scambiarsi musica, video e file in genere.

I dati viaggiavano su cavi aerei (particolarità rimasta tale ancor oggi) anche in aree nelle quali era vietato dalle norme locali. Una forzatura che non mancò di creare qualche problema: a marzo 2019, il sindaco di Timisoara Nicolae Robu si arrampicò su una gru per tagliare personalmente i fili pendenti, lasciando senza rete centinaia di cittadini, oltre alle scuole del centro, che si trovavano nel bel mezzo di una simulazione nazionale degli esami di maturità.

Le velocità raggiunte da queste connessioni erano già molto alte per l’epoca. I costi, invece, erano ridotti: evitare l’interramento e, quindi, i lavori di scavo, consentiva di mantenere i prezzi bassi. Determinante si rivelò essere la cornice in cui gli operatori si trovavano ad agire. Il governo scelse, in sostanza, di non intervenire. “Il quadro legale e regolatorio stimolò una competizione positiva, la quale a propria volta diede innesco a investimenti infrastrutturali: questo si è rispecchiato nelle performance delle rete” chiosa a Wired Ancom, l’autorità che si occupa delle comunicazioni nel paese.

Parlando di internet da fisso, prosegue la portavoce di Ancom, “una peculiarità del mercato romeno sono le barriere basse: sia quelle all’ingresso del mercato, grazie al regime generale delle autorizzazioni, sia quelle poste alla  crescita delle aziende”.  Infrastrutture già disponibili grazie alle tipiche connessioni di vicinato e regole meno rigide rispetto ad altri paesi europei stimolarono da subito la nascita di un gran numero di piccoli fornitori. Il loro progressivo consolidamento assicurò un flusso continuo di investimenti per l’aumento della velocità, uno dei driver di crescita del settore.

La densità abitativa delle città fece il resto, con il risultato che, a oggi, nel paese, si contano ben 488 fornitori di servizi di internet da rete fissa, con  5,3 milioni di connessioni (dati Ancom, dicembre 2019), di cui ben il 74% oltre i 100 Mbps e il 93% in fibra ottica. Il traffico medio da fisso registrato per abitante è stimato in  circa 29 gigabyte al mese (con un incremento del 14% rispetto al 2018). Alla fine del 2015, un’ulteriore deregulation sull’ultimo miglio ha reso la Romania il primo paese dell’Unione europea a rimuovere, in pratica,  tutte le normative.

Esiste, continua l’authority, una differenza nell’indice di  penetrazione di internet tra aree urbane (in cui vive la maggior parte della popolazione, e che registrano un 75%) e aree rurali (49%). La media nazionale è, invece, del 64%. La frattura si sta riducendo, e il tasso di crescita aumenta più rapidamente fuori dalle città. “Ma c’è ancora molto da fare” riconosce Ancom.

Bucarest vira allo smart working

Il risultato di questo misto tra strategia politica e una storia così peculiare è che Bucarest è stata nominata la migliore città per il lavoro a distanza nel contesto della pandemia dal comparatore di tariffe britannico Broadband Deals. La scheda prende, ovviamente, in considerazione altri parametri come il tasso di lavoro in remoto, il costo della vita e la presenza di servizi di food delivery sul territorio, ma è molto interessante. Tante le americane nella top ten, ma l’est europeo è rappresentato da Kiev e Varsavia.

La digitalizzazione della Romania, nonostante le altissime velocità, non però è ancora decollata. Il digital divide tra città e aree rurali è alto, ma non solo: come anticipato, il mobile non corre. Perché? Innanzitutto, gli operatori attivi sono solo quattro. E il settore non gode delle stesse caratteristiche specifiche che hanno segnato il successo di quello fisso, in particolare rispetto alle barriere all’ingresso e alla crescita.

Il più recente rapporto della Commissione europea ha sottolineato diversi aspetti negativi – ammette Ancom -. Quasi un quinto dei romeni non ha mai usato internet, mentre i servizi digitali della pubblica amministrazione e l’uso di servizi web vedono il paese agli ultimi posti tra gli stati europei. Ma  il governo è impegnato a ridurre il divario e questo è diventato più evidente nel contesto della pandemia”. È in atto uno sforzo per assicurare connettività ad alta velocità a tutte le scuole. Nel 2020, inoltre, è stata creata una nuova Autorità per la digitalizzazione del paese, con l’obiettivo di implementare la trasformazione digitale.

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