
Nell’epoca del foodporn su Instagram e degli show cooking in tv, degli chef – possibilmente stellati – elevati a maître à penser e delle Stories infinite sul pane preparato in casa, ci sono sempre più nuovi giovani interessati all’alimentazione da un altro punto di vista. “Vivremo abbastanza a lungo da vedere quello che accadrà al nostro Pianeta. E la sua salute passa da ciò che mangiamo, è chiaro”. Carlotta Perego, classe 1993, è @cucinabotanica, seconda nella classifica dei Top Food Influencer italiani su Ig secondo Buzzoole Rankings (anche se, sia messo agli atti, non è un’influencer), 319mila follower principalmente tra i 18 e i 30 anni curiosi di sapere come fare la pasta al ragù di lenticchie oppure il burger rosa alla barbabietola o, ancora, la cheesecake scomposta ai fichi. Le sue ricette rigorosamente vegane, in perfetto equilibrio tra gusto e salute, soprattutto facili da replicare, ora si trovano anche in un libro, uscito con Gribaudo, dal titolo Cucina Botanica appunto, con alcune pagine scritte con il contributo della nutrizionista Silvia Goggi.

Maturità classica, poi il sogno della moda inseguito con determinazione: la laurea in Fashion Design, il master internazionale in Buying and Merchandising, il primo impiego in un brand di scarpe e il secondo in un marchio del lusso made in Italy lontano da casa. Da Monza a Firenze: come passare le serate dopo il lavoro? Qualcuno si sarebbe iscritto in palestra, qualcun altro avrebbe scaricato un’app di incontri, Carlotta Perego partecipa a un corso serale di cucina suggerito dall’algoritmo di Google. Cucina vegana. Perché la sua conversione è già iniziata da tempo. Da quando la nonna viene a mancare e la nipote si mette a studiare il rapporto di causa-effetto tra cibo e salute. Legge e si documenta, legge e si documenta, abbandona prima la carne e poi i latticini. “È un viaggio lento, in solitaria, senza clamori famigliari, che dura tre o quattro anni”, racconta a Wired. E davanti all’insegnante pensa candidamente che vorrebbe essere al suo posto. Le ragioni: il mondo della moda non è come se l’è immaginato, certe passioni che sembrano tardive sono in realtà puntualissime. “È un’epifania, una rivelazione”.
A 23 anni, dunque, cambia strada. E ne prende una che in genere si imbocca a 15 dopo l’istituto alberghiero e i turni in cucina massacranti. Mi dicevo: “Come va, va! Al massimo si torna indietro”. Nell’estate del 2017 fa il secondo passo avanti (il primo è licenziarsi): vola a Los Angeles per frequentare la PlantLab dello chef-star vegano Matthew Kenney. “La versione vegan di Antonino Cannavacciuolo. Alla fine del corso mi chiedono di lavorare per la scuola come assistente. Accetto. Poi mi mandano nella sede di Barcellona e dopo ancora in quella di Milano. A un certo punto, la scuola deve chiudere, questione di investimenti. Dalla sera alla mattina ho bisogno di capire che cosa fare della mia vita”.
