All’Itu non c’è consenso sulla proposta di un protocollo che superi l’attuale Tcp-Ip. I timori dei governi occidentali per un maggiore controllo sulla rete

Cina digitale (Getty Images)
Cina digitale (Getty Images)

Non c’è stato consenso. E così della proposta di un nuovo protocollo di internet, proposto dalla Cina nel 2019 con l’obiettivo di spezzare la rete globale in tante reti sotto il controllo dei governi, per ora non si fa nulla. A confermarlo a Wired è Bilel Jamoussi, a capo del dipartimento dei gruppi di lavoro dell’Unione internazionale delle telecomunicazioni, l’agenzia delle Nazioni unite che fissa gli standard per le reti di telefonia e comunicazioni. Il 17 e 18 dicembre i due consessi che dovevano valutare la proposta del cosiddetto New Ip, il nuovo protocollo con cui Pechino intendeva sorpassare gli standard su cui da cinquant’anni si fonda la rete così come la conosciamo, il modello Tcp-Ip, non hanno raggiunto il consenso sulla proposta.

Gli incontri del 17 e 18 hanno deciso, su base consensuale, di non lanciare un nuovo lavoro di standardizzazione da parte dell’Itu su questo tema”, spiega Jamoussi in una email in risposta a una domanda di Wired. Al contrario, il consenso c’è stato nel decidere che quell’iniziativa, che mirava a creare nuovi standard di internet che avrebbero frammentato la rete e dato adito a una maggiore sorveglianza da parte dei governi, “non aveva il largo sostegno dai componenti dell’Itu, necessario per lanciarla”.

Il progetto di Pechino

Il dossier del New Ip, poi evoluto nel programma Future vertical communication networks, ha da subito diviso gli animi all’Agenzia delle Nazioni Unite. Da un lato Pechino ha incassato il sostegno di governi affamati di stringere il controllo di ciò che viaggia online, come Russia, alcuni paesi africani e Arabia Saudita. Sul fronte opposto Stati Uniti, Europa e Canada. “Rimpiazzare l’attuale internet comporterebbe enormi costi di sviluppo per i governi, le aziende e i consumatori e uno spreco dei precedenti investimenti – hanno scritto in una lettera all’Itu una cordata di paesi e organizzazioni europee, guidata dalla Commissione e di cui fanno parte, tra gli altri, Francia, Germania e Italia -. Molti paesi in via di sviluppo stanno affrontando le sfide di costruire le proprie infrastrutture e la capacità delle reti Ip. Cambiare l’architettura di internet rappresenterebbe un onere economico irrealistico per loro”.

Perché la Cina spinge per un nuovo protocollo? La tesi è che tra dieci anni internet sarà un’infrastruttura molto più complessa di oggi. Dal segnale dallo spazio, come contano di fare Elon Musk con la sua Starlink e la stessa Cina, alla comunicazioni via ologrammi. Dal boom dell’internet delle cose (il gigante della telefonia Ericsson calcola che già nel 2026 si conteranno 26,9 miliardi di connessioni iot al mondo) alle reti tattili. Pechino è convinta che che il modello Tcp/Ip non sia più adeguato a questo futuro. Parliamo del protocollo che consente di connettere tra loro due o più computer e di farli comunicare. Il transmission control protocol (Tcp), in sintesi, permette il trasferimento di dati da un mittente a un destinatario in modo affidabile. L’internet protocol (Ip) gestisce gli indirizzi dei terminali e ne consente il dialogo.

Una battaglia politica

Tuttavia, secondo il blocco occidentale la Cina maschera dietro osservazioni tecniche mire di natura politica. Il Dragone, diventato il paese con il maggior numero di utenti internet al mondo (904 milioni, gli Stati Uniti sono a quota 313), vorrebbe imporre la sua visione di internet. O meglio di splinternet (la rete spezzatino), come è stato soprannominato il progetto. Per questo avrebbe fatto riferimento all’Itu e non ai tradizionali canali di governance di internet, dove gli Stati Uniti hanno più influenza.

Per ora la proposta non è passata. Ma non è detto che Pechino sia disposta a rinunciarvi. Proprio l’anno scorso uno studio di Oracle ha evidenziato come la rete di Pechino, che non ha compagnie telefoniche straniere sul suo territorio e tiene il traffico dati segregato dal resto del mondo, ricordi più una intranet. I pacchetti di informazioni viaggiano dentro gli steccati nazionali, tanto che la Cina potrebbe staccarsi dalla rete internazionale senza risentirne troppo.

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