Italia tra gli ultimi posti per abbandono scolastico
Il ritorno in classe, anche se con le superiori solo al 50%, è completato quasi ovunque. Difficile però raccontare una scuola che non abbia subito danni a causa della pandemia, una scuola che non era in ottima forma nemmeno prima e che ha vissuto lunghi mesi di didattica a distanza. Il timore è che possa crescere ancora un dato, quello sull’abbandono scolastico, già pesante per il nostro paese.
Il portale Skuola.net ha analizzato i dati della Relazione europea di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione per il 2020.
La percentuale di giovani nella fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente l’istruzione e la formazione è stata del 13,5% nel 2019, quindi ancora prima della chiusura per il Covid. Il dato dal 2009 al 2019 è in costante miglioramento, ma ancora alto.
Un ragazzo su sette non arriva al diploma. La percentuale era più alta. L’indice ELET, Early leavers from education and training era al 14,5% nel 2018 e nel 2009 era al 19,1%. Anche il dato del 2019 è ancora troppo alto rispetto al parametro di riferimento previsto dall’Unione Europea per il 2020: la soglia è il 10%. L’Italia si è migliorata rispetto al dato, il 16%, che l’Ue chiedeva vista la pessima situazione di partenza, ma non si è allineata alla soglia comune.
In Europa fanno peggio solo Spagna, Malta, Romania che sono sopra al 15% e la Bulgaria che si ferma al 14,6%. È all’11% il Portogallo. Fa benissimo la Grecia, al 4%.
Il problema italiano è quella della netta differenza regionale. Nel Nord-Est si raggiunge l’obiettivo europeo visto che l’indice si ferma al 9,6%. Al Sud la media sale al 16,7%. Sono i maschi ad avere maggiore probabilità di lasciare la scuola rispetto alle ragazze. I più a rischio sono i ragazzi nati all’estero: il tasso di abbandono scolastico supera il 30%, uno su tre.
Spiega Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net, che «ci sono anche quelli che pur andando avanti nelle classi e avendo formalmente in mano il famoso “pezzo di carta”, di fatto non hanno nel proprio bagaglio culturale gli strumenti che dovrebbero essere posseduti con quel tipo di livello d’istruzione. A scovarli ci possono aiutare le prove INVALSI: soffermandoci proprio sugli ultimi esiti disponibili per l’ultima classe delle superiori (risalenti al 2019) ci si accorge che molti maturandi arrivano a malapena ai traguardi minimi previsti per la terza media, come se cinque anni di superiori non fossero serviti a niente». Tutto questo prima della pandemia. Ha riportato VanityFair.it
