Base d’asta 95 milioni di euro per la startup bolognese fallita dopo l’attacco del fondo Quintessential e l’inchiesta della Procura. Ora si valuta la vendita a pezzi

Lo stabilimento di Bio-on a Bologna (foto: Bio-on)
Lo stabilimento di Bio-on a Bologna (foto: Bio-on)

Nulla di fatto. Va deserta la prima asta per Bio-on. Nessun contendente si è fatto avanti per rilevare dal fallimento la startup bolognese della bioplastica, travolta a luglio 2019 dall’attacco del fondo statunitense Quintessential capital management e a ottobre da un’inchiesta della procura felsinea che ne ha azzerato i vertici. Base d’asta: 95 milioni di euro per rilevare in blocco i i beni in pancia alla Bio-on, dall’impianto sperimentaòe al portafoglio di brevetti e marchi, dalle ricerche aziendali alle scorte alle partecipazioni societarie.

Fondata nel 2007 dall’ex presidente Marco Astorri e dal suo braccio destro Guido Guy Cicognani, nella primavera del 2019 Bio-on è arrivata a capitalizzare sul listino dell piccole imprese di Borsa italiana, l’Aim, un miliardo di euro, tanto da meritarsi il titolo di unicorno. Specializzata in polimeri poliidrossialcanoati, detti Pha, l’azienda si presentava come una intellectual property company, ossia un’azienda che faceva ricerca applicata, nello specifico sulla bioplastica, e poi commercializzava i suoi brevetti con altre imprese.

Il 24 luglio 2019 un documento del fondo Quintessential, guidato da Gabriele Grego, mette in discussione la solidità della startup. Pochi mesi dopo è un’inchiesta a decapitare i vertici di Bio-on. Nei giorni scorsi è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. Il procuratore capo Giuseppe Amato, l’aggiunto Francesco Caleca e il pubblico ministero Michele Martorelli contestano a vario titolo i reati di manipolazione di mercato e false comunicazioni sociali a dieci persone, a cominciare da Astorri, Cicognani e dall’ex presidente del collegio sindacale, Gianfranco Capodaglio.

Lo scorso dicembre il tribunale di Bologna ha anche dichiarato il fallimento. Stato passivo: 70 milioni. Il timone è passato ai curatori Antonio Gaiani e Luca Mandrioli, che ora dovranno organizzare una seconda asta. L’ipotesi è di una vendita spezzettata dei beni aziendali, anziché la strada del blocco unico con cui si sono presentati al primo appuntamento. D’altronde diverse indiscrezioni circolate nelle precedenti settimane indicavano la presenza di investitori italiani ed esteri iscritti alla data room allestita dai curatori fallimentari. Segno che l’interesse c’è.

Rileviamo un significativo interesse da parte di importanti società italiane ed estere sia per i vari accessi alla data room sia per le richieste di visione del fascicolo fallimentare”, hanno dichiarato i curatori Gaiani e Mandrioli. Motivo per cui intendono proseguire con l’esercizio provvisorio per “continuare a garantire la manutenzione del sito produttivo e la conservazione dei principali asset della procedura continuando altresì ad anticipare direttamente ai lavoratori in cassa integrazione il trattamento salariale Fis-covid”. I due sono comunque aperti ad altre strade. “Riteniamo che il risultato dell’asta odierna non vada ad intaccare minimamente il valore di Bio-on e le speranze che molti ripongono sul riavvio del progetto – fa eco l’ex numero uno Marco Astorri -. Auspichiamo quindi che si possa arrivare in breve tempo ad una soluzione che consenta il pieno rilancio dell’attività nella sua interezza, senza disperdere o frammentare l’enorme patrimonio di tecnologia e conoscenze sviluppato nel corso degli anni, anche grazie al contributo dei dipendenti e i ricercatori.

Diverso quel che sarà a questo punto il destino dell’impianto di Castel San Pietro, alle porte di Bologna, dei brevetti e dello sparuto numero di lavoratori che ancora presidia l’impianto. Due sono le società nell’occhio del ciclone – la Bio-on che sviluppa brevetti e la Bio-on plants, che gestisce l’impianto sperimentale – e una delle tattiche per assegnarle a una nuova proprietà potrebbe essere quella di dividere le strade. Resta anche l’incognita dei bioreattori della fabbrica, finiti nei radar del governo per la produzione nazionale dei vaccini. Un disegno che ancora non si è concretizzato (anche perché la conversione dalle bioplastiche ai vaccini non è automatica) e su cui il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, titolare del dossier, non ha ancora espresso un indirizzo.

[Articolo aggiornato alle 17.20 con le dichiarazioni di Astorri]

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