L’operazione miliardaria è tutt’altro che trasparente: mancano i nomi dei dirigenti e il sistema di scatole cinesi tra venditori e acquirenti rende la faccenda torbida

Connessione internet Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay
(Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay)

La vendita del dominio .org fa ancora parlare di sé. Dopo che l’Internet corporation for assigned names and numbers (Icann), l’organizzazione che sovraintende i domini di alto livello di internet, ha chiesto maggiore trasparenza sull’accordo in corso, il Public Internet Registry (Pir), l’Internet Society (Isoc) e Ethos Capital hanno risposto ma, nei fatti, hanno confuso ancora di più faccenda.

Nonostante la promessa di maggiore trasparenza, i tre enti hanno prima pubblicato e poi rimosso i nomi di chi dirigerà il nuovo organismo, che sovrintende gli oltre 10 milioni di indirizzi internet .org.

Oltre a rifiutarsi poi di fornire i nomi degli incaricati, Icann ha informato che le tre società hanno anche rifiutato di pubblicare “il contratto di acquisto delle azioni sottostanti, informazioni finanziarie sensibili, informazioni sull’organizzazione aziendale, bozze di documenti organizzativi, documentazione fornita alle entità governative e determinati contratti a supporto documenti“.

Sebbene a metà di dicembre l’operazione sembrava essere meno torbida, i pochi dettagli che sono emersi fanno aumentare la già grande preoccupazione degli esperti, delle onlus e delle ong.

La spesa per l’acquisto di .org  ammonta a 1,135 miliardi di dollari e, come riporta The Register, è finanziata per il 32% a debito, mentre  360 milioni di dollari provengono da istituzioni finanziarie statunitensi, finora non identificate.

La vendita stessa del dominio .org, secondo la testata, non sarà nemmeno un acquisto diretto, facendo sollevare nuove domande su chi gestirà il dominio. Secondo i documenti presentati, l’Internet Society, che attualmente è l’unico proprietario di Pir e .org,  ha già creato una nuova entità che funge da entità speculare per Pir e prende il nome di Connected Giving Foundation (Cgf). Con questo stratagemma il Cgf diventerà membro del Pir appena quest’ultimo passerà dall’essere una organizzazione senza scopo di lucro a essere un’organizzazione a scopo di lucro, prendendo il posto di Isoc. Secondo alcuni osservatori il processo sopra descritto sembra essere progettato per consentire a Isoc di ricevere gli 1,135 miliardi di dollari esentasse.

Tutti questi tasselli, uniti assieme, mostrano una quasi totale mancanza di trasparenza nella vendita del dominio rendendo il tutto molto più preoccupante e sospetto.

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