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Francesco Fotia / AGF

Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti 

Il governo non è affatto instabile. Anzi. Ma ora basta con gli “smarcamenti e le bandierine”. Serve unità e marciare uniti verso la stessa meta. E a Matteo Salvini invia un messaggio chiaro: “È lui il vero sconfitto”, perché ha “condotto una campagna elettorale indegna”. All’indomani del voto in Emilia Romagna e Calabria, il premier Giuseppe Conte tira le somme di elezioni che, a suo dire, non hanno intaccato né il governo né la maggioranza che lo sostiene. E questo, anche se il risultato ottenuto dai 5 stelle non è certo soddisfacente, perché “i numeri in Parlamento sono diversi” rispetto a quelli usciti dalle urne, osserva il premier. Per il Pd, però, non è proprio così.

Anche se i dem non hanno nessuna intenzione di minare l’esecutivo, “è giusto che oggi si usi questo risultato per modificare l’asse politico del governo su molte questioni. Ad esempio il M5s, dopo questa severa sconfitta, dovrebbe rinunciare a un armamentario che non paga elettoralmente e che rende difficile l’attività di governo”, scandisce il vicesegretario Andrea Orlando. Parole a cui replica il pentastellato Michele Gubitosa: “Mi dispiace sentire le parole di Orlando sulla necessità di rivedere l’asse politico del governo. Il Pd e noi stessi abbiamo sempre detto che il voto alle regionali non avrebbe pregiudicato l’attività di governo. Spero non si vogliano strumentalizzare le elezioni locali per fare passi indietro su temi decisivi quali la prescrizione o la revoca delle concessioni autostradali”, conclude. Ma i dem insistono sul cambiamento: bisogna aprire la fase due e marcare la discontinuità con il precedente esecutivo. Quanto agli alleati, serve “maggiore collaborazione”.

Il dibattito nel Movimento

E se, sempre il Pd, già in nottata ha posto gli alleati di governo davanti a un bivio (decidano dove e con chi stare, visto che dalle urne è stata sconfitta la ‘terza via’), nei 5 stelle al momento non c’è unanimità di vedute. Di certo, sostiene il reggente Vito Crimi, il Movimento non è finito e “deluderemo ancora” chi lo pensa. Detto questo, è necessario “restare uniti” e “lavorare pancia a terra con il governo che, dopo queste elezioni, deve proseguire nel suo percorso”.

Ma tra i 5 stelle già tornano a levarsi le richieste di cambio di passo e strategia. Per Giorgio Trizzino “è finito un ciclo, ora bisogna cambiare struttura”. Per Antonio Zennaro bisogna guardare al Pd e costruire un modello progressista e riformista. Paolo Lattanzio è convinto: il M5s “deve schierarsi” perché il “bipolarismo ormai è un dato di fatto”. Apre a una “riflessione” il ministro Federico D’Incà, purché non si dia il la’ a “speculazioni”. Di alleanze non vuol sentir parlare la viceministra 5 stelle Laura Castelli: “È falso” che sia tornato il bipolarismo, e il Movimento deve perseguire ancora la “terza via”.

Per Salvini la spallata è solo rimandata

Fa i conti con una mancata vittoria in Emilia Romagna, nonostante sulla regione avesse puntato molto, il segretario leghista Matteo Salvini, che alle accuse di Conte replica consigliandogli una “camomilla”. Il ‘capitano’ non si perde d’animo e rinvia l’appuntamento con la ‘spallata’: “È solo rimandata”. Del resto, osserva, in Calabria e Emilia la Lega “ha raddoppiato i consensi”, altro che parabola discendente, come sostiene Conte. Insomma, per Salvini il quadro generale non è mutato: “La maggioranza in parlamento è minoranza nel Paese”. E se fossero state elezioni politiche “avremmo stravinto”. Ma certo il voto di ieri, e qui si assiste a un cambio di passo nella linea, dimostra che “c’eè bisogno di tutti. Da solo nessuno va da nessuna parte, serve la squadra. Tutti sono utili”. Torna a chiedere elezioni anticipate la leader di FdI, Giorgia Meloni, che evidenzia il buon risultato ottenuto dal suo partito.

Esulta il vincitore Nicola Zingaretti, che rivendica la vittoria in Emilia e, seppur sconfitti in Calabria, il Pd risulta essere il primo partito. Il segretario dem rilancia l’obiettivo di costruire un “campo progressista” che ruoti attorno al Pd, e la necessita’ di “aprire una fase di rinnovamento” del partito. Scandisce che la presunta “subalternità a M5s era una stupidaggine”, confermata dal voto. E ciò che ha portato il Pd ai risultati ottenuti sono l’unità e la responsabilità. Ora, quindi, “pancia a terra”.

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