“Verso un futuro sostenibile” il tema scelto per il premio nazionale innovazione, che sarà assegnato a Catania. In palio 1,5 milioni tra premi in denaro e servizi

Sarà Catania a ospitare, il 28 e 29 novembre, la finale 2019 del Premio nazionale innovazione: una sorta di Coppa dei campioni per idee di business derivate dalla ricerca accademica giunta alla diciassettesima edizione e che vedrà confrontarsi a suon di pitch le vincitrici delle sedici StartCup Regionali che aderiscono al circuito. L’evento, organizzato da PniCube, è stato presentato il 24 ottobre nella tappa milanese di Smau.
“Verso un futuro sostenibile” il tema scelto per la manifestazione, che aprirà i battenti fra poco più di un mese nell’evocativa cornice del Monastero dei Benedettini di San Nicolò l’Arena. In palio un totale di 1,5 milioni di euro tra premi in denaro (500mila euro) e servizi (1 milione). “Abbiamo deciso di affrontare l’argomento della sostenibilità a 360 gradi, passando da quella economica a quella sociale”, spiega a Wired Giovanni Perrone, presidente del network tra incubatori e atenei arrivato a raccogliere 50 adesioni.
La scelta di Catania vuole marcare l’attenzione al sud, che da diversi anni si sta avviando con sempre maggior convinzione sulla strada dell’imprenditorialità. “Palermo, Catania, Napoli, Puglia, Basilicata: sono tanti i progetti nati nel Mezzogiorno – prosegue Perrone – Un fatto economico ma anche sociale: se c’è un ambiente favorevole all’innovazione, aumentano le probabilità che i giovani del sud scelgano di rimanere e creare sviluppo nelle regioni in cui sono nati”.
Non solo retention. L’università etnea è in prima fila anche per attirare “cervelli”. “Stiamo lavorando con imprese e istituzioni del territorio per rendere il contesto ancora più attrattivo – ha affermato il rettore Francesco Priolo – e attirare in città cervelli da tutto il mondo“. Un sogno? Non è detto. La Cagliari anni ’90 fu la culla del web italiano grazie alla sinergia tra politica e università, e alle intuizioni di un imprenditore come Nichi Grauso, in grado di attirare in Sardegna i migliori esperti a livello globale. Andando a prenderli, se necessario, in capo al mondo con il proprio jet privato.
I 69 progetti finalisti si contenderanno i premi settoriali in 4 macro-aree: Cleantech & Energy, Ict, Industrial e Life Sciences, oltre a gareggiare per il titolo di vincitore assoluto. Si assegneranno inoltre due menzioni speciali (“Social Innovation” promossa da Global Social Venture Competition e “Pari Opportunità” istituita dal Mip Politecnico di Milano) e diversi premi speciali messi a disposizione dal Department for International Trade (Dit) del Consolato generale britannico di Milano e da aziende partner.
Essere tra le prescelte per il confronto finale sembra essere di buon auspicio: sulle 834 finaliste che hanno calcato la scena a partire dalla prima edizione nel 2003 – afferma l’organizzazione – il 50% è ancora attivo e il 5% supera il milione di euro di fatturato. Numeri che contano, in un ecosistema, come quello delle startup, ad alto tasso di mortalità.
“Del resto, partecipare a una competizione del genere significa avere una buona occasione per testare il prodotto – ha chiosato Claudia Pingue di Polihub, l’incubatore del Politecnico di Milano –. Spesso ciò che esce dai laboratori è valido concettualmente ma, senza alcune modifiche, non è appetibile per il mercato”. Un concetto ripreso anche da Perrone: “Le imprese sono molto brave a creare prototipi di laboratorio, meno a fare il passo successivo, quello di creare prototipi industriali”. Ma la partita si gioca lì. “È questa la prima cosa richiesta da un venture capitalist interessato a investire”. E quindi a concedere una chance ai giovani ambiziosi, ma ancora poco esperti, delle nostre università.
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