Google minaccia di sospendere il suo motore di ricerca in Australia

Braccio di ferro con il governo di Canberra per un disegno di legge che mira a far pagare alle piattaforme digitali le notizie che condividono

Australia

Google ha minacciato di rimuovere il suo motore di ricerca dall’Australia, se dovesse passare la legge che obbliga il gigante di Mountain View a pagare gli editori per le loro notizie e i loro contenuti ripubblicati. A dirlo è stata Mel Silva, vicepresidente di Google Australia e Nuova Zelanda, in audizione presso la Commissione del Senato che si occupa di economia. “Se il codice diventasse legge, Google non avrebbe altra scelta possibile se non interrompere l’accesso al servizio di Ricerca in Australia”, ha dichiarato Silva.

La frase della manager mantiene alta la tensione tra il gigante tecnologico e il governo di Canberra, dopo che nelle scorse settimane Google è finito sotto accusa in Australia per aver rimosso dai risultati delle ricerche alcuni contenuti pubblicati da editori locali. Secondo il colosso l’operazione avrebbe fatto parte di unesperimento.

La proposta di legge nasce a seguito di un’indagine del 2019 del governo di Canberra, che ha mostrato come i giganti tecnologici, come Google o Facebook, guadagnino enormemente percependo una grande fetta dalle entrate pubblicitarie online e dai media. In risposta il ministro del Tesoro australiano ha ordinato all’Australian competition and consumer commission, il garante della concorrenza, di creare un codice di condotta che obblighi Google, Facebook o altri portali a pagare gli editori per le notizie condivise sulle loro piattaforme.

Da allora le piattaforme sono sulle barricate. Lo scorso settembre Facebook ha minacciato lo stesso dietrofront. Allora l’amministratore delegato di Facebook Australia e Nuova Zelanda, Will Easton aveva dichiarato che il social network valutando la sospensione della condivisione delle notizie locali e internazionali. Ora Google è pronta a una mossa ancora più radicale e secondo il Sidney Mornig Herald, non starebbe bluffando poiché il timore è che questa proposta di legge possa creare un precedente a livello globale. Per ora sembra che Canberra non sia disposta a un passo indietro, secondo quanto dichiarato dal primo ministro Scott Morrison: “L’Australia crea le regole per quello che si può fare in Australia. È questo che fa il nostro Parlamento. È deciso dal nostro governo ed è così che le cose funzionano in Australia”.

Google ha fatto una controproposta al governo australiano. Come ha spiegato Silva, “c’è un modo per arrivare a un codice efficace che ci consenta di supportare il giornalismo australiano senza interrompere la Ricerca. Questa soluzione vedrebbe Google pagare gli editori tramite News Showcase, un programma di licenze che conta già quasi 450 editori partner a livello globale. Attraverso l’inserimento di News Showcase nel Codice, Google potrebbe pagare gli editori sulla base di un valore concreto e raggiungere accordi commerciali in base a un arbitrato vincolante su Showcase. Oltre a questo abbiamo anche proposto modifiche al modello di arbitrato attuale, per allinearlo a modelli largamente accettati, per favorire risultati commerciali equi, e per fare in modo che i requisiti di notifica degli algoritmi siano attuabili da Google e utili per gli editori”.

[L’articolo è stato aggiornato con la controproposta di Google]

Leggi anche

Potrebbe interessarti anche

loading...

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.