L’emergenza Covid-19 ha aumentato la sorveglianza su internet

Molti governi hanno ridotto le libertà online per effetto della pandemia, raccogliendo più dati e censurando post e chat. Stretta anche negli Stati Uniti di Trump

internet (foto: YANN SCHREIBER/AFP/Getty Images)

Secondo Freedom House, la pandemia globale di Covid-19 è stata sfruttata un po’ da tutti i governi del mondo come copertura per estendere la sorveglianza online, aumentare la raccolta dei dati dei cittadini, censurare i discorsi critici e costruire nuovi sistemi tecnologici di controllo sociale.

L’allarme arriva dal report annuale Freedom on the Net 2020, redatto dall’organizzazione non governativa Freedom House che da quasi 80 anni si occupa si condurre attività di ricerca e di sensibilizzazione sui temi della democrazia, delle libertà politiche e dei diritti umani. Secondo le ricerche svolte dalla ong l’impiego di intelligenze artificiali e della sorveglianza biometrica, utili per affrontare la crisi pandemica, hanno creato dei nuovi rischi per i diritti umani.

La pandemia sta accelerando la dipendenza della società dalle tecnologie digitali in un momento in cui internet sta diventando sempre meno libero”, ha affermato Michael J. Abramowitz, presidente di Freedom House: “Senza adeguate garanzie per la privacy e lo stato di diritto, queste tecnologie possono essere facilmente riproposte per la repressione politica”.

La ricerca ha valutato il comportamento dei governi di 65 paesi che rappresentano l’87% degli utenti internet di tutto il mondo. In 54 di essi sono state introdotte applicazioni per la tracciabilità dei contatti o misure di quarantena e distanziamento sociale.

In almeno 45 paesi, attivisti e altri cittadini sono stati arrestati o accusati di reati penali per discorsi online legati alla pandemia. Secondo il report i governi di almeno 28 paesi hanno censurato siti web e post sui social media per sopprimere statistiche sanitarie sfavorevoli, accuse di corruzione e altri contenuti relativi al Covid-19. Per Freedom House in almeno 20 paesi la pandemia è stata usata come giustificazione per restrizioni superflue o concentrate sulla limitazione della libertà di parola.

Secondo il report negli Stati Uniti la libertà di internet è peggiorata per il quarto anno consecutivo. Peggioramento in parte dovuto dagli ordini esecutivi del presidente Donald Trump sulla regolamentazione dei social media e da una preoccupante ondata di disinformazione propagata dallo stesso magnate.

Freedom House, infine, punta il dito contro il governo cinese affermando che durante la crisi nessun esecutivo ha adottato un approccio più aggressivo di quello di Pechino, tanto che per il sesto anno consecutivo è al primo posto per violazioni al mondo delle libertà di internet.

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