Milano, Porta Venezia, a due passi dai giardini Montanelli. C’è un luogo che sfugge da ogni definizione. Balera, ritrovo di pensionati per il liscio, «bisca» per sfidare Maurizio Cattelan a Burraco, o per una cena a base di lasagne e gnocco fritto.
Sala Venezia, Circolo Combattenti e Reduci, uno dei luoghi storici ricreativi più amati di Milano prima che la pandemia ci mettesse in stand-by forzato. Ma che ora rischia di scomparire per diventare un Archivio della Questura.

Il gestore (dal 1987) Antonio Di Furia, circondato dalla sua famiglia, ha ricevuto dall’Agenzia del Demanio uno sfratto che sarà operativo dall’8 aprile.

Non è una notizia che lascia indifferenti. Tanto che in pochi minuti è partita una petizione su Change.org che «chiede di salvarla». Petizione che rimbalza di social in social, aumentando di numero a ritmo costante. A firmarla, tutti. Pensionati e famosi, ragazzi e appassionati di boogie woogie. Perché alla Sala Venezia c’è sempre stato spazio per tutti.

«Grazie a Sala Venezia ho scoperto che gli anziani nel ballo sono di gran lunga più agili e scattanti dei giovani», spiega Maurizio Cattelan. «In Sala Venezia ho trovato l’unico uomo che ha saputo guidarmi nel ballo, il signor Gianni, reduce di guerra che mi ha insegnato tutti i trucchi del boogie woogie», continua Victoria Cabello.

Appassionata di balera anche Arisa: «In sala Venezia ho cantato a squarciagola, ballato e trovato tanti amici. Trasformare un luogo della cultura e dell’aggregazione in un archivio sarebbe una ferita inaccettabile per una città che vuole riprovare a stare insieme nel modo più autentico possibile». In Sala Venezia si è messo ai fornelli anche Carlo Cracco: «Il mio ricordo è in cucina con la signora Rita con cui preparai una lasagna per un gruppo di amici e dove ho assaggiato una delle migliori paste e fagioli».

«Chiediamo una soluzione all’Agenzia del Demanio, alla Questura di Milano, a Regione Lombardia nella persona del Presidente Attilio Fontana e al Comune di Milano nella persona del Sindaco Beppe Sala», si legge sulla petizione. A settembre 2018 di Furia aveva inviato domanda di rinnovo della concessione ma è rimasta senza risposta. «Nel dicembre 2019 mi sono accorto che la Sala era oggetto di un avviso di bando pubblicato dall’Agenzia del Demanio che cercava anche altri potenziali interessati», fa sapere, amareggiato. Dal bando non emerge nessuna conseguenza, ma nel giugno 2020 ha ricevuto una «nota di avvio procedimento di rilascio spazi demaniali alla Questura».

Ora Di Furia ha presentato ricorso al Tar. E sa che non è una «guerra» che combatterà da solo.

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